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LINEE EDITORIALI

CITTÀ INVISIBILI O CONDIVISIBILI

COSTRUZIONE DI MONDI CONDIVISIBILI E NUOVE CONNESSIONI

Come ne «Le città Invisibili» di Calvino, anche in questa sezione, ci sono due elementi fondamentali: uno è il potere dell’immaginazione, l’altro è il lavoro quotidiano per la costruzione di mondi possibili e nuove connessioni.

 Quello che tiene insieme le città invisibili è proprio la capacità di raccontare nuove visioni anche del passato. Una memoria che si re-inventa e si re-interpreta col vivere, con l’intento di perseguire un presente condivisibile.

Il Festival dedica la Sezione alla conversazione sociale incentrata su visioni e azioni per la cultura e la libertà. Ma anche per la cultura della legalità. Nello specifico il Festival apre due conversazioni esclusive: la prima, “Mafie tra realtà e narrazione” con Nicola Gratteri, Procuratore Capo della Procura di Catanzaro, e con Antonio Nicaso, docente e scrittore.

La seconda conversazione è con lo stesso Antonio Nicaso e prende spunto dal suo libro: “Il Mito di Cosa nostra. La vera storia del Padrino e di come ha cambiato noi e la mafia”.

NUTRIRE LA CULTURA PER AUMENTARELA LIBERTÀ

Il Festival dedica la sezione alla necessità di individuare continui e nuovi percorsi culturali.

Rendere più accessibile la cultura, promuovere la conoscenza, offrire opportunità, spazi di dialogo e confronto per le persone e tra le persone, tra piccole grandi realtà organizzate, significa aumentare la libertà dei cittadini e delle loro comunità, dando un significato alla parola democrazia e allargando le occasioni di partecipazione.

LUCE SULL'INVISIBILE, SUL NORD E IL SUD, SULLA NOSTRA STORIA

MICHELANGELO FRAMMARTINO

La Sezione accoglie tra gli altri, il film “Il buco”, e l’autore, Michelangelo Frammartino che si racconta. Frammartino racconta il territorio calabrese e il suo popolo degli anni ’60, contrapponendo il boom industriale del Nord Italia al ritorno alle origini della terra che segnava all’epoca il Sud Italia.

Viene scoperta così, con i suoi 700 metri di profondità, una delle grotte più profonde del mondo, l’Abisso del Bifurto dell’altopiano del Pollino, sotto lo sguardo di un vecchio pastore, unico testimone del territorio incontaminato.

“Il buco” parla della nostra epoca, della spaccatura tra sud e nord Italia, ma anche nella scelta di aderire o meno al sistema socioeconomico in cui viviamo fin dagli anni ’50. Michelangelo Frammartino cerca con il suo film di riportare “alla luce” l’invisibile e raccontare un pezzo di storia d’Italia

Durante il boom economico degli anni ’60, l’edificio più alto d’Europa, il Pirellone, opera edilizia avveniristica, viene costruito a Milano, nel prospero nord Italia. Mentre l’industrializzazione prosegue ad altissima velocità, dall’altra estremità del paese, nell’agosto del 1961, un gruppo di giovani speleologi visita l’altopiano calabrese e il suo incontaminato entroterra, immergendosi nel sottosuolo di un Meridione che tutti stanno abbandonando per andare a cercare fortuna altrove.

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